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Il Fiasco: storia e rinascita del simbolo toscano

21 Gennaio 2021

Fiasco

Di necessità virtù: il fiasco toscano

Forma tipicamente rotondeggiante e rivestimento in paglia che rappresenta le sue origini contadine, il fiasco è uno dei simboli della Toscana conosciuti nel mondo.

Nato dalla necessità di trasportare il vino in totale sicurezza, il fiasco si diffuse tra le classi sociali più umili che lo utilizzavano quotidianamente.

Ciònonostante, la bottiglia a forma di pera con il collo molto lungo conquistò ben presto personalità di spicco del panorama toscano e non, divenendo a pieno titolo un'icona della regione.

Artigianato toscano al servizio del vino.

Nato nel XIV secolo, il fiasco era opera artigianale dei fiscai i quali ne soffiavano il vetro e lo rivestivano con la “stiancia”.

Quest' erba palustre di fibra resistente e altamente modellabile era tipica degli acquitrini dell’area e perciò facilmente reperibile.

L'impagliatura proteggeva il vetro da eventuali rotture e serviva come isolante termico, garantendo una temperatura di conservazione del vino ideale.

Nascita del Fiasco.

Sebbene si dati la nascita del fiasco con il XIV secolo, prime testimonianze di questa bottiglia sono attestate già dal '200 in concomitanza con lo sviluppo dell'arte vetraia.

La prima forma realizzata dai Maestri vetrai però, ispirati dalle borracce d'acqua, era sferica e con il collo svasato.

Fu nel '300 che arrivò la versione a noi più vicina completa di impagliatura, allora realizzata orizzontalmente e fino al collo.

Fiasco

La conquista delle élite.

Durante il rinascimento il fiasco si diffuse così in fretta e così capillarmente che ben presto raggiunse e conquistò anche le classi più agiate.

Sono numerosi gli elogi alla bottiglia impagliata nelle opere di grandi artisti come il Boccaccio, Leonardo Da Vinci e Michelangelo.

Il Ghirlandaio, ad esempio, rappresenta nella sua “nascita di Giovanni Battista” un ancella con due fiaschi al polso mentre il Botticelli nel “banchetto per Nastagio degli Onesti” pone due fiaschi appoggiati ad un albero.

Tra frodi e falsari arriva l'attuale aspetto del fiasco.

Essendo opere artigianali nate da un'esigenza, i fiaschi non avevano una dimensione né tanto meno una capienza precisa.

Nel 1574 il Granduca fissò quindi la capienza del fiasco a 2,28 litri diventando in Toscana unità di misura di capacità fino all'adozione del sistema metrico decimale.

Al fine di evitare frodi, già molto diffuse all'epoca, venne fatto apporre sull'impagliatura un marchio, detto Segno Pubblico, per garantire la capienza effettiva.

Ben presto però, i falsari trovarono il modo di aggirare il sistema sostituendo il recipiente di vino all'interno dell'involucro.

Era quindi il 1629 quando un decreto stabilì l'obbligo di marchiare il fiasco direttamente sul vetro, operazione questa che scoprì il collo della bottiglia così come si presenta oggi.

Durante il corso del secolo successivo poi, il fiasco assunse ufficialmente il suo aspetto tradizionale con l'impagliatura che passò da orizzontale a verticale e con l'inserimento alla base del tipico rinforzo circolare di paglia.

Le donne dei fiaschi: la campagna toscana incontra i maestri vetrai.

Le donne ricoprono un ruolo significativo nella storia del simbolo toscano. Furono proprio loro, le fiascaie, a realizzare in epoca più recente il rivestimento dei fiaschi.

Originarie delle campagne toscane, le fiascaie raggiungevano le botteghe dei vetrai per recuperare tutto l'occorrente necessario alla creazione dei fiaschi e si adoperavano per la loro realizzazione in maniera puntuale e precisa.

Le fiascaie tuttavia, non furono le sole donne toscane ad occuparsi di un lavoro artigianale di così grande pregio e significato: leggi il nostro articolo e scopri le merlettaie di Orvieto.

E per ultimo, il tappo in sughero a pressione.

L'ultima miglioria tecnica apportata al fiasco venne realizzata con il restringimento della bocca rispetto al collo per permettere al tappo in sughero di sigillare la bottiglia a pressione.

Fino a qual momento infatti, i tappi in sughero non era in grado di garantire la tenuta del vino, specialmente durante viaggi lunghi e tortuosi.

Fiasco

Il declino di un mito toscano.

Sebbene il fiasco abbia di fatto segnato la storia della società italica dal 1300 ad oggi, negli ultimi 80 anni ha avuto un notevole declino. Sono diverse le cause che hanno portato via via a preferire la classica forma bordolese.

Prima tra tutte la scomparsa della figura di fiascaia, ma anche purtoppo un fattore culturale dettato dalla cattiva condotta di alcuni.

Per colpa infatti di commercianti senza scrupoli che utilizzarono il fiasco per contenere vino scadente, si diffuse l'idea condivisa che tutti i fiaschi fossero sinonimo di vino di scarsa qualità.

La rinascita:il fiasco di Tenuta Petriolo

Tenuta Petriolo, che da sempre rispetta e custodisce le tradizioni legate al patrimonio vitivinicolo dei colli senesi, restituisce al fiasco l'importanza storica di un tempo.

Rinasce così, quindi, uno dei grandi simboli della Toscana, il Chianti Colli Senesi DOCG in Fiasco di Tenuta Petriolo.

Passato e presente si fondono per ridare splendore alla tradizione toscana di cui Tenuta Petriolo è espressione.

Il gusto inconfondibile del Chianti Colli Senesi ritrova la sua forma di sempre e il Fiasco riporta sulle tavole la profonda cultura artigiana del nostro paese.

Scopri il gusto della tradizione, scegli il Chianti Colli Senesi DOCG nel fiasco.